La Bordeghina   Bed & Breakfast in fattoria

non solo un letto e una prima colazione...

Via Marconi 1477 - 45010 Pontecchio Polesine - ROVIGO (Italy) - tel/fax 0039 0425 31263


Cosa vedere nei dintorni: Delta del Po  

Vivere il Delta

Il Delta del Po è una terra stupenda ancora in buona parte sconosciuta, da percorrere lentamente, scoprendo la dolcezza del paesaggio, l'accoglienza calda e ruvida dei casoni, l'emozione dei ponti di barche, il mistero dei folti canneti, i vasti orizzonti, le attività nelle valli, nelle lagune e negli orti, fino al fascino della foce e degli estremi scanni, lembi di sabbia finissima in continuità con il mare. Punti di informazione turistica li troviamo: Azienda di Promozione Turistica: tel. 0425 361481 sito Internet: www.apt.rovigo.it

Giungendo da ovest Adria Pro Loco: tel. 0426.21675

Giungendo da nord Volto di Rosolina CARD: tel. 0426.337824
Rosolina Mare APT: tel. 0426.68012

Giungendo da sud Rivà di Ariano CARD: tel. 0426.79256 (da giugno a settembre)
San Basilio [3] Museo: tel.0426.71200 (inverno: sabato e domenica; estate: da giovedì a domenica)
Ca' Vendramin APT: tel. 0426.81896 (da aprile a ottobre)

Verso la foce Porto Tolle Pro Loco: tel. 042681150

Ambiente

Alcune splendide aree protette sono visitabili a piedi potendo osservare la naturale successione degli ambienti del Delta.

A Caleri c'è un Giardino Botanico Litoraneo in cui si osserva l'evoluzione dell'ambiente tra mare, dune e laguna.

A Ca' Pisanisi vede l'evoluzione dell'ambiente tra laguna e fiume.

A Ca' Zen c'è una garzaia in una piccola golena.

A Panarella oasi fluviale di 25 ettari con sentieri didattici gestita dal WWF.

Il Po di Goro è il ramo più antico fra quelli attivi e, percorrendolo, si può apprezzare un fiume quasi al "naturale", senza cioè che vi sia intervenuto l'uomo a forzarne il corso.

Cordoni di dune fossili esplorabili a piedi, già antiche vie utilizzate dai romani e nel medioevo, si estendono paralleli alla statale Romea. Ne sono stati individuati otto risalenti a diverse epoche, dalla Preistoria al Rinascimento. Troviamo dune alle spalle di Porto Viro, Rosolina e Ariano nel Polesine.

Scano Boa raggiungibile solo in barca, è un luogo "simbolo" del Delta del Po. E' possibile vedere le vecchie case dei pescatori interamente costruite in canna palustre.

L'Isola di Batteria raggiungibile solo in barca, è una riserva naturale della Regione situata sulla foce del ramo principale del Po ed è caratterizzata 

dalla presenza di case abbandonate dagli agricoltori. E' un'interessante testimonianza degli effetti della subsidenza.

 

Curiosità

Valli da pesca: periodo della "Fraima" in dicembre. Si pescano cefali, branzini, orate e anguille.

Mitilicoltura: in tutte le stagioni è possibile assistere dagli argini maestri delle lagune alla semina e raccolta dei mitili.
Vivai raggiungibili in barca e visita dello "stabulario".

Colture a radicchio : percorrendo il Delta in tutte le stagioni si assiste alla lavorazione di colture orticole diverse. A bordo campo è possibile acquistare i prodotti.

Centrale Ortofrutticola di Rosolina La Centrale di Rosolina è uno dei più importanti centri Italiani di raccolta di verdure, di cui fissa le quotazioni per la media del mercato nazionale. Dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 11, si assiste all'asta all'ingrosso dei prodotti ortofrutticoli del Delta.

Mercato ittico di Pila: dal lunedì al venerdì, dalle 16 alle 17, si tiene l'asta del pesce di mare e di acque interne.

Centro Sperimentale "Po di Tramontana" di Rosolina : impianti di coltivazione biologica di frutta e ortaggi fuori suolo.

In barca  

Per vivere il Delta in modo più intimo ed emozionale è necessario percorrerlo per vie d'acqua. In canoa, in "batana" a fondo piatto, con una barca a motore, o in battello.   

 

 

Barca a motore (propria)

Battello  

E' possibile effettuare gite turistiche su battelli di varie dimensioni.

 

Spiagge

Il litorale che va dalla foce dell'Adige a quello del Po di Levante è sabbioso e quasi interamente occupato da stabilimenti balneari.

Rosolina Mare e Albarella Immerse nel verde dei pini marittimi possiedono strutture attrezzatissime e confortevoli.

Boccasette e Barricata Spiagge naturali con sabbia finissima e chiara, raggiungibili tramite ponti di barche.  

Sport

Big Game Fishing  

Non è usuale poter pescare tonni giganti o enormi pesci siluro. Sul Delta è possibile. Per la pesca del Tonno Gigante, il periodo più propizio è dalla fine di agosto a metà ottobre, dopo il periodo della riproduzione. Migliaia di tonni, molti dei quali arrivano a pesare fino a 300 chili, raggiungono l'alto Adriatico di fronte al Delta del Po. Porto di Albarella, Porto Levante, Porto Barricata [7] i club e i punti di imbarco più organizzati.

Il pesce siluro (anch'esso può arrivare a oltre 200 chili) si può invece pescare tutto l'anno. Si pesca nel Po e i punti d'imbarco sono le darsene di Po di Venezia [3], Papozze, Santa Maria in Punta.  

Golf  

Isola di Albarella

Equitazione

Associazione Sportiva Centro Ippico Albarella tel. 0426.330307

Meridiana 2000 s.r.l. tel. 0426.990145 - Fax 0426.992042 - sito Internet: www.meridiana2000.com

Maneggio di Alessandrina Mantovan tel. 0426.86138 - GSM: 368.323834

Club Amici del Cavallo tel. 0426.632847 - GSM: 348.5836324

West Hors Club tel. GSM: 338.9822108 - 337.521906  

 


Evoluzione Geologica

Dal Pliocene, 5-2 milioni di anni fa, quando il mare lambiva i rilievi alpini ed appenninici, al Wurm, 75.000 – 10.000 anni fa, ultimo periodo glaciale, si venne formando la pianura Padana. La linea di costa sull’Adriatico si stabilizzò solo 5-6000 anni fa ed è da quel periodo che possiamo seguire con buona approssimazione il processo evolutivo della foce del Po.

Età del Bronzo (5000 anni fa)

Il Po si biforcava nei pressi di Guastalla, nella bassa pianura reggiana, dando vita a due rami: il Po di Adria a nord e il Po di Spina a sud.

 

VIII sec. a.C.

Una grande alluvione all'altezza di Sermide causò la decadenza del Po di Adria: il nuovo corso passava per Calto e Stellata e si ricongiungeva al Po di Spina.

 

Epoca etrusca (VI-V sec. a.C.)

La grande attività del Po di Spina portò alla creazione, oltre Ferrara, di due rami: l'Olana (poi Volano) e il Padoa (da cui deriva il nome Po), noto nell'antichità anche come Eridano. L'Olana, che possedeva una diramazione detta "Gaurus" (da cui deriva il nome Goro), sfociava nei pressi di Mesola.

 

Età Romana

L'apparato deltizio si sviluppava a sud di Comacchio mentre Adria si trovava in un golfo.

 

VI-VII secolo d. C.

Estinzione del Po di Spina. Si ampliarono le paludi intorno a Comacchio e si rafforzarono il Po di Volano a nord ed il Po di Primaro a sud. Sul punto in cui si biforcavano sorse la città di Ferrara.

 

Anno Mille

Attorno al Po di Volano le bonifiche realizzate dai Benedettini di Pomposa e l'abbassamento dei suoli causato dalla subsidenza, cui seguì una copiosa penetrazione di acque salmastre nelle paludi padane, mutarono ancora l'aspetto del territorio. Nell'Alto Medioevo il Po passava a Sud di Ferrara e Mesola era un'isola sul mare.

 

1152

Una piena storica causò la rotta di Ficarolo. Il corso del fiume si raddrizzò dirigendosi più a nord. Nei secoli successivi il Delta andò via via estendendosi in quella direzione. I rami verso Nord-Est si ingrossarono riducendo l'afflusso delle acque verso il Po di Primaro e di Volano. Nonostante l'intervento degli Estensi che deviarono il Reno nel letto del vecchio Po, fu inevitabile il progressivo interramento del Po di Ferrara.

 

1598

Muore Alfonso II, ultimo duca degli Estensi e i territori del Ducato di Ferrara passano allo Stato Pontificio. Nel frattempo il Delta avanzava verso nord con rami di Tramontana, di Levante e di Scirocco.
Il Po di Tramontana, in particolare, cominciò con i suoi sedimenti ad alzare i fondali della laguna verso Chioggia.

 

1600-1604

Per timore che l'espansione a Nord-Est del Delta andasse ad interrare la laguna di Venezia, agli inizi del 1600 il Po fu deviato a sud verso la Sacca di Goro con un canale artificiale che è il suo letto attuale. Questo intervento detto "Taglio di Porto Viro", determinò l'inizio della formazione del Delta moderno. Il vecchio letto divenne un canale navigabile, il Canal Bianco-Po di Levante. Se prima del 1600 il Delta si espandeva di circa 53 ettari l'anno, dal 1604 al 1840 si passò a 135 ettari l'anno.

 

XIX secolo

L'espansione verso est del Po e delle sue diramazioni causò il riempimento della Sacca di Goro dando origine al Comune di Porto Tolle, allungando l'isola di Ariano e formando la Sacca di Scardovari.

 

L'Unità d'Italia

Cominciarono le grandi opere di bonifica. Queste ebbero come naturale conseguenza la costipazione del suolo, costringendo ad un proporzionale innalzamento degli argini.

 

Anni '40

La scoperta di riserve di metano (acque metanifere) e le successive estrazioni, comportarono un abbassamento del suolo fino ad oltre 3,5 metri sotto il livello del mare. L'acqua, che veniva estratta dai primi 250/300 m di sedimenti non consolidati, raggiungendo la superficie, liberava Gas Metano a bassa pressione. L'estrazione di quest'acqua, insieme all'estrazione di acqua dolce per usi domestici ed industriali negli anni della ricostruzione contribuì ad amplificare la subsidenza del Delta e molti terreni già bonificati tornarono ad allagarsi.

 

1951

Il Po a valle di Ferrara, imbrigliato negli anni in arginature sempre più alte, aveva accelerato il suo corso rendendo le piene sempre più intense. Il massimo storico venne toccato il 14 novembre 1951: gli argini cedettero ad Occhiobello, allagando tutto il Polesine.

 

2000

Attualmente il Delta del Po è completamente al di sotto del livello del mare, fatta eccezione per argini, scanni e dune fossili. La gestione delle acque è sotto il controllo del Consorzio di Bonifica Delta Po-Adige che gestisce un importante sistema idraulico di drenaggio con idrovore di 6000-7000 kw di potenza in grado di sollevare un miliardo di metri cubi d'acqua l'anno immettendola nei canali di scolo.

 


Delta attivo e Delta fossile  

Il Delta viene generalmente suddiviso in due parti che corrispondono alla sua parte più giovane detta Delta Attivo e a quella più antica detta Delta Fossile.

Il Delta Attivo è il risultato dello scorrere del fiume a partire dal 1604, da quando cioè i veneziani praticarono il Taglio di Porto Viro, l'opera idraulica di deviazione del corso del Po verso sud. L'opera fu realizzata dove ora sorge Taglio di Po, paese che porta nel nome il ricordo di quell'intervento.

Il Delta Attivo è dunque il territorio più recente del Po, quello che interessa il Parco Regionale Veneto e si compone di cinque rami principali e altri rami minori.

Dal Po Grande o di Venezia si dirama a nord il Po di Maistra (il Po di Levante, essendo regolamentato dalla chiusa di Volta Grimana, non può più dirsi veramente ramo attivo); a sud si diramano il Po Piccolo o di Goro, il Po della Donzella o Gnocca e il Po delle Tolle. Nella parte terminale il Po di Venezia viene chiamato Po di Pila che a sua volta si divide in Busa di Tramontana a nord e in Busa di Scirocco a sud; nella cuspide verso il mare il Po si chiama Busa Dritta e sfocia a Punta Maistra, dove c'è il Faro di Pila.

Il Delta Fossile inizia a sud del Po di Volano, dove si trovava il delta del Po in epoca medievale. Quest'area non è più attraversata
da rami attivi del fiume e conserva alcune aree umide quali le valli Bertuzzi e di Comacchio, che sono quanto resta oggi degli immensi acquitrini che coprivano l'intero territorio fino al secolo scorso.  

 

Campagna E' l'ambiente del Delta più distante dal mare ed è caratterizzato da assenza di dislivelli visibili, da un terreno uniforme e dalla forma regolare della rete dei canali di scolo. Non si percepisce subito la differenza tra la campagna del Delta e quella padana, a parte una certa rarefazione di alberi e pioppeti e argini più imponenti. Visibili anche i paleoalvei, antichi alvei abbandonati, un complesso di segni sul territorio lasciato dall'attività dei fiumi. Si configurano come lunghe serie di dossi, larghi anche qualche centinaio di metri, rilevati di 1-2 metri sul piano campagna. La campagna del Delta è una terra di bonifica formatasi col prosciugamento di grandi specchi d'acqua vallivi ed è fertilissima, utilizzata interamente per l'attività agricola ed orticola. Man mano che ci si avvicina al mare il terreno modifica la sua conformazione e passa da torboso a sabbioso. Anche i colori si modificano e fanno intuire la giovinezza della terra passando da un grigio scurissimo, quasi nero, ad un grigio perla  

 

Dune fossili Le dune fossili sono cordoni sabbiosi, elevati rispetto alla pianura, che corrispondono alle antiche linee di costa. Un tempo utilizzate come vie di comunicazione, corrono parallele alla Statale Romea e sono il primo segno della vicinanza del mare che duemila anni fa arrivava fin lì. Sono stati individuati otto cordoni litoranei, ciascuno associabile ad un'epoca, dalla Preistoria al Rinascimento. Le dune più antiche, quelle più lontane dal mare, sono ormai ridotte a impercettibili ondulazioni. Le più recenti, invece, alte fino a 15 m, risalgono al Medioevo ed hanno un'ampiezza che raggiunge i 100 m.. Se ne possono scorgere alle spalle dei paesi di Porto Viro, Rosolina e Ariano nel Polesine.  

 

Argini Gli argini sono spesso il punto più alto del paesaggio, ottimi punti d'osservazione dell'ambiente sottostante. Separano il mondo del fiume da quello dell'uomo e hanno modificato il profilo del delta: i delta antichi infatti, erano di forma arrotondata ed avanzavano lentamente; il delta attuale è a punta, detta cuspide deltizia, e avanza velocemente nel centro, perchè gli argini concentrano i depositi sabbiosi nelle bocche più attive del fiume.  

 

Golene All'interno degli argini troviamo l'ambiente golenale, ricco di vegetazione e rifugio per numerose specie di uccelli. Le golene sono formate da zone umide, boschi ripariali e perfino piccole isole. Hanno varie origini: alcune sono cave abbandonate, altre sono lanche, anse del Po dove la corrente arriva solo durante le piene, altre ancora sono casse di espansione, cioè aree di sfogo per le piene più grandi. L'ambiente golenale ha un'alta capacità di assorbimento delle sostanze organiche dell'acqua, pertanto contribuisce a ridurre l'inquinamento del fiume.  

 

Valli da pesca La valle da pesca è un ambiente salmastro dove l'afflusso di acqua dolce e salata è regolato artificialmente da chiaviche (chiuse). Opera dell'uomo, la valle da pesca è un allevamento di pesca estensivo, dove il pesce s'accresce in modo naturale nell'arco di tre, quattro anni. La parola "valle" deriva dal latino vallum, gli argini costruiti per delimitare queste aree. Per catturare il pesce da immettere in valle si attende il periodo della "montata", quando d'estate il pesce novello entra dal mare nelle lagune perchè vi trova maggiore nutrimento e acque più calde. Reti poste nei punti di passaggio consentono ottime catture, un sistema già sfruttato dai Romani, che chiamavano le valli piscinae piscariae. Oltre che per la bellezza del paesaggio, l'ambiente vallivo si caratterizza per le tipiche costruzioni: il "cason de vale", con il grande camino semicircolare, dimora del proprietario e ricovero dei guardiani; il "casonetto", locale adibito al ricovero degli attrezzi e la "cavana", luogo coperto dove si ormeggiano le barche. Nel Delta vi sono 24 valli da pesca che occupano 3000 ettari nel comune di Rosolina, 3500 in quello di Porto Viro e 1650 a Porto Tolle.  

 

Lagune e sacche Dopo essersi fatti strada tra i canneti, luoghi di nidificazione degli uccelli e naturali filtri di purificazione delle acque, ci si addentra nella laguna.
La laguna è un bacino di acqua salmastra, in alcuni punti profondi solo pochi centimetri, delimitato verso il mare da cordoni di dune sabbiose o scanni e, dalla parte del fiume, da barene, banchi di limo o sabbia sommersi periodicamente dalle maree, e da bonelli, isolotti fangosi di origine sedimentaria. Nei punti dove il mare riesce a penetrare con le sue onde si formano le sacche, uniformi distese d'acqua salata a fondale basso delimitate da bracci di fiume. Sia nelle lagune, che nelle sacche si allevano cozze e vongole, si pratica la pesca in genere e si cattura il "novellame", il piccolo pesce che viene allevato in valle. Le lagune del Delta del Po sono 7: Caleri, Vallona, Barbamarco, Batteria, Burcio, Basson e Bonelli Levante; le sacche 2: Sacca Canarin e Sacca degli Scardovari.  

 

Scanni Sono isole o penisole, larghe da qualche decina a qualche centinaio di metri e lunghe a volte chilometri formate dalla sabbia portata in mare dai fiumi e modellata dal vento e dalle onde. Proteggono le lagune dalla potenza del mare, consentendone la sopravvivenza e sono davvero suggestivi: dal lato verso il mare sono spiagge battute dalle onde, dalla parte interna, invece, sono ricoperte da vegetazione alofila che tollera le acque salmastre e da canneti che si immergono nella laguna. Alcuni di questi scanni, i più grandi, sono spiagge attrezzate per la balneazione (Rosolina Mare, Boccasette e Barricata).  

 

Formazioni boschive Oggi sopravvivono solo pochi lembi di bosco autoctono. Nelle zone asciutte, sulle dune fossili più recenti, domina il leccio (Quercus ilex), la specie arborea più diffusa.
Nelle depressioni interdunali, dove soprattutto in inverno l'acqua ristagna a lungo, crescono invece frassino ossifilo (Fraxinus oxycarpa), pioppo bianco (Populus alba) e olmo comune (Ulmus minor). Nel settore occidentale, sulle dune più antiche e livellate dal tempo, trova spazio la tipica formazione boschiva di pianura: farnia (Quercus robur) e carpino comune (Carpinus betulus).
Attorno, sulle creste dunali (i cosiddetti "staggi"), si sviluppa un rigoglioso bosco di pioppo bianco, salice bianco (Salix alba) e frassino ossifilo, specie arboree legate agli ambienti umidi e ripariali.  

 

Pinete Le pinete che caratterizzano buona parte del paesaggio del litorale (Rosolina, Porto Viro, ecc.) sono state tutte impiantate
artificialmente in tempi più o meno remoti. Le pinete sono formate soprattutto da pino domestico (Pinus pinea) e da pino marittimo (Pinus pinaster). Accanto al pino domestico crescono le piante del bosco spontaneo (leccio, farnia, pioppo bianco, frassini), sotto
le quali prosperano moltissime specie di arbusti e di orchidee

 

Zone umide d'acqua dolce Le lanche, le mortizze dei fiumi, i canali, le cave abbandonate e le casse di espansione ospitano una ricchissima vegetazione palustre. Su argini, sponde e golene troviamo salici e pioppi. Sui prati si trovano densi ciuffi di carice spondicola (Carex riparia), i fiori di vilucchio bianco (Calystegia sepium) o le inflorescenze di giunco (Butomus umbellatus). Legate a questi ambienti sono alcune specie di orchidee rare. Le aree perimetrali a primavera si accendono del giallo del giaggiolo acquatico (Iris pseudarocus). Le aree marginali, dove l'acqua é poco profonda, ospitano il canneto (Phragmites australis) che si accompagna spesso alle tifa (Typha angustifolia) e al falasco (Cladium mariscus). Dove la profondità aumenta, si trova la lisca lacustre (Schoenoplectus lacustris). Al centro delle mortizze, dove l'acqua supera il mezzo metro, si trovano la ninfea bianca (Nymphaea alba), il nannufaro (Nuphar luteum). Coprono di verde le anse d'acqua ferma e stagnante le parti vegetative dei generi Myriophyllum, Ceratophyllum e altre piccole piante natanti come il morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae), la lenticchia d'acqua (Lemna minor), la castagna d'acqua (Trapa natans), il limnantemo (Nymphoides peltata).  

 

Zone umide d'acqua salmastra Nelle valli da pesca la specie più diffusa è il fieno di mare (Ruppia marittima); altrettanto prolifica è la lattuga di mare (Ulva lactuga), che può svilupparsi fino a creare ostacolo al passaggio delle barche. Dove la salinità non è elevata, prevale la canna di palude (Phragmites australis), associata a ciuffi di giunco marittimo (Juncus maritimus). Sui bordi delle barene, domina lo spartineto (Spartina marittima e Spartina juncea), mentre dove la salinità sale troviamo le salicornie (Arthrocnemum fruticosum, A. perenne, A. glaucum, Salicornia veneta). Accanto, crescono la Suaeda marittima e la granata irsuta (Bassia irsuta). Il tamerice (Tamarix gallica) è uno dei pochi arbusti in grado di abitare questo ambiente. Tra le piante protette merita di essere ricordato, per le sue belle infiorescenze, il limonio (Limonium sp.). L'enula bacicci (Inula crithmoides) e l'astro marino (Astro tipolium) ravvivano con macchie di colore i panorami delle valli.  

 

Dune, spiagge e scanni La parte di spiaggia più vicina al mare è colonizzata da cespi erbacei di ruchetta di mare (Cakile maritima), nappola italiana (Xanthium italicum), calcatreppola (Eryngium maritimum). In seconda fila cresce la robusta gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), l'eringio di mare (Eryngium maritimum), l'elicriso (Helichrysum italicum), lo zigolo delle spiagge (Cyperus kalli) e l'erba medica di mare (Medicago marina). Sulla cima delle dune cresce lo sparto pungente (Ammophila littoralis). La sommità delle dune stabilizzate è ricoperta di muschio (Tortula ruralis), accompagnato dalla vedovina delle spiagge (Scabiosa argentea) e dal paleo (Vulpia membranacea). Più all'interno, si possono trovare i primi arbusti di asparago pungente (Asparagus acutifolius), fillirea (Phyllirea angustifolia), olivello spinoso (Hippophae rhamnoides), ginepro comune (Juniperus communis) e incontrare il Cardo asinino (Cirsium vulgare).

 

Fauna L'ambiente del Delta limita la vita degli animali terricoli, eccetto che nei boschi e sulle dune costiere. E' invece un vero paradiso per gli uccelli, sia stanziali che migratori, e per pesci e molluschi. Per parlare della fauna del Delta del Po seguiamo un percorso che dalla campagna procede verso le zone più prossime al mare, differenziando gli ambienti che si incontrano e andandovi a descrivere gli animali che maggiormente li frequentano.  

 

Uccelli Gli uccelli, con oltre 370 specie di nidificanti, migratori e svernanti regolari, sono la parte più interessante della fauna del delta del Po. Qui li identifichiamo in base agli ambienti dove è più facile trovarli.

Lungo il fiume

Si può osservare il lento volo dell'airone cinerino (Ardea cinerea). Esiste un buon numero di svassi (Podiceps cristatus) e cormorani (Phalacrocoras carbo). Tra gli ardeidi vi sono la garzetta (Egretta garzetta), la nitticora (Nycticorax nycticorax), la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides) e il tarabuso (Ixobrychus minutus).  

Canali, golene fluviali, casse di espansione

Sono in assoluto gli ambienti più ricchi di specie per l'ampia varietà di situazioni che presentano. Tra i canneti nidificano specie come l'airone rosso e il falco di palude (Circus aeroginosus), e vi si rifugiano e nutrono alcuni passeriformi come il basettino (Panurus biarmicus), il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus), e l'usignolo di fiume (Cettia cettii). In alcune zone, il mignattino e il rarissimo mignattino piombato costruiscono il loro nido di steli sulle ninfee.

Lagune e valli, barene e dossi

Nidificano il fraticello (Sterna albifrons), la sterna comune (Sterna hirundo), la sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), il beccapesci (Sterna sandvicensis), il gabbiano reale (Larus argentatus), il gabbiano comune (Larus ridibundus), la pettegola, il cavaliere d'Italia e l'avocetta. Sono da segnalare inoltre l'airone rosso (Ardea purpurea), la spatola (Platalea leucoridia), l'ibis mignattaio (Plegadis falcinellus) e la volpoca (Tadorna tadorna). Per gli uccelli migratori il delta è zona di svernamento e di rifugio, come per il quattrocchi (Buccephala clangula). Durante le migrazioni e in inverno questi ampi specchi d'acqua si popolano di migliaia di folaghe (Fulica atra) e di varie specie di anatre: anatre tuffatrici, come moretta (Aythya fuligula) e moriglione (Aythya ferina); anatre di superficie, come germano reale (Anas platyrhynchos), codone (Anas acuta), marzaiola, mestolone (Anas clypeata) e fischione (Anas penelope).

Sacche e bonelli

I fondali più bassi ospitano limicoli come l'avocetta (Recurvirostra avosetta), il cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus) e, d'inverno, il beccaccino (Gallinago gallinago) e la pittima reale (Limosa limosa).

Spiagge e scanni

Nidifica ancora la beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), ormai scomparsa dal resto d'Italia.  

 

Molluschi  

Lagune salmastre ed Adriatico

Vivono diverse specie di mitili : la cozza (Mytilus galloprovincialis), le ostriche (Ostrea edulis e Crassostrea angulata), i cannolicchi (Ensis ensis) e la vongola verace (Tapes decussatus).  

 

Pesci  

Canali, fiumi e paludi d'acqua dolce

Le specie più caratteristiche sono luccio, carpa, tinca, persico sole e pesce gatto. Sui fondali fangosi vivono triglie, sogliole, passere e rombi. Sono quasi scomparsi gli storioni ed il gambero d'acqua dolce, mentre si è diffuso molto rapidamente il pesce siluro.

Valli da pesca

Si allevano soprattutto branzini, orate, cefali ed anguille.

Acque salmastre

Ghiozzo e latterino sono due specie di pesci che trascorrono tutta
la loro vita nelle acque salmastre delle lagune. L'anguilla passa gran parte della vita nelle acque interne e va a riprodursi in mare. Anche diverse specie marine (cefali, spigole e orate) spesso penetrano nelle zone umide costiere dove crescono
più rapidamente degli individui rimasti in mare. 

 

Anfibi e rettili  

Boschi litoranei

E' comune la rana agile, mentre assai rara è la più specializzata rana di Lataste. Ad essi si è di recente affiancata la rana toro, grossa specie di origine americana. Nel Giardino Botanico di Caleri sono visibili le testuggini terrestri. La vipera comune sopravvive negli ultimi lembi di foreste e pinete costiere. Zone adiacenti al fiume Piuttosto comuni sono i tritoni crestato e punteggiato. Tra i rettili la testuggine palustre è senza dubbio il più tipico del parco. Abbondanti sono le bisce d'acqua: la biscia dal collare, lunga anche 150 cm, e la biscia tassellata, di minori dimensioni. Si tratta
di serpenti timidi e non mordaci che, se avvicinati, si difendono emettendo sibili e evacuando un liquido di odore repellente.

Zone umide

Ospitano la rana verde, il rospo comune e il piccolo rospo smeraldino, in grado di riprodursi anche in acque salmastre. Molto diffusa è anche la raganella.  

 

Mammiferi

Oltre a ricci, talpe e toporagni, troviamo il toporagno acquaiolo, il topolino delle risaie, l'arvicola d'acqua e la nutria.

 


 

La Storia  

Preistoria

I più antichi insediamenti umani scoperti nella provincia di Rovigo risalgono all'età del Bronzo (XVIII-X sec. a.C.) e sono da collegare alla civiltà Polada. Elemento caratteristico di questa cultura è l'uso di erigere capanne su piattaforme lignee elevate o direttamente poggianti sul terreno, definite palafitte o bonifiche. L'unico esempio di palafitta in provincia di Rovigo è quello di Canàr nei pressi di San Pietro Polesine.

 

Il periodo arcaico (VI-V Sec. a.c.)

A partire dal VI sec. a.C. sembra verificarsi un ripopolamento del territorio polesano che ebbe come protagonisti la popolazione indigena dei paleoveneti e genti greche ed etrusche. Adria era
un importante porto fluviale che collegava il Nord Europa alle popolazioni dell'Egeo. Sembrerebbero dunque i Greci, come si è detto, i primi a venire a contatto con gli indigeni paleoveneti. Il contatto con gli Etruschi dovette essere quasi contemporaneo. Plinio ci informa che gli Etruschi intervennero massicciamente sul sistema idrografico polesano scavando delle "fosse" per permettere il deflusso delle acque stagnanti dalle zone più basse. Nella metà del V sec. a.C. su Adria prende il sopravvento l'etrusca Spina, che diverrà polo di attrazione del commercio greco in Adriatico. La presenza gallica nel IV sec. a.C. provocò un arresto delle opere di bonifica ed un rallentamento dei traffici commerciali.

 

L'età romana

L'occupazione Romana del Polesine non avvenne in modo conflittuale, fu piuttosto un lento assorbimento. I Romani fondarono colonie in territorio veneto (la prima fu Aquileia nel 181 a.C.), lasciando ampi margini di autonomia alle comunità locali. Uno strumento essenziale per la penetrazione romana fu la costruzione di un complesso sistema stradale che permise il diretto controllo militare e la diffusione capillare della cultura dei nuovi dominatori. L'apice della vitalità economica e culturale si ebbe durante il I sec. D.C.. Nel III sec. il territorio risentì della generale crisi politica dell'impero che comportò l'abbandono di parecchi centri. L'occupazione che seguì nel IV e V secolo non ebbe i caratteri e la floridezza dei secoli precedenti. Di lì a poco la caduta dell'impero e la conseguente mancanza di un potere politico e amministrativo che imponesse ed organizzasse la tutela e la salvaguardia degli argini dei fiumi maggiori e dei canali di drenaggio portò al collasso di quel sistema economico. Ne conseguirono l'alluvionamento e l'impaludamento delle zone vallive e l'accrescersi di selve e boschi.

 

Dal Medioevo all'età moderna

I bizantini ripresero, dopo i Romani, l'opera di mantenimento dei canali e delle opere idrauliche, ma con la discesa dei Longobardi, nel VI secolo, iniziò un nuovo periodo di degrado e il Delta tornò
ad avere un assetto naturale. Poco rimane delle fortificazioni di epoca medievale quando i primi Estensi, i Veneziani, gli Scaligeri ed i Ferraresi si contendevano il territorio del Delta. Tra il IX ed il X secolo, le paludi del Delta furono, per motivi commerciali, teatro di scontri tra le città di Comacchio e di Venezia. La Serenissima vinse nell'883 e nel 932 con la deportazione dei superstiti e l'incendio di Comacchio. Nei due secoli successivi furono i monaci benedettini di Pomposa a dettare legge nel Delta dopo essersi affrancati dall'Esarcato di Ravenna. Dopo la rotta di Ficarolo nel 1152 la Signoria degli Estensi riuscì ad espandersi fino al Delta, scontrandosi con la Serenissima nella guerra del sale (1482-1484). Dopo la decadenza estense i territori passarono allo Stato Pontificio. I nobili veneziani impegnarono grandi capitali nella messa a coltura dei suoli e con il taglio del Po nel 1604 deviarono il corso del fiume verso sud per timore che nel tempo potesse interrare la laguna veneziana. Il così detto Taglio di Porto Viro ridisegnò l'assetto del Delta portandolo ad essere quello che è oggi. I Secoli XVI e XVII videro la nascita di palazzi, ville e corti rurali che videro il loro massimo splendore nel Settecento. Nel 1708 ci furono l'invasione austriaca del Delta, l'assedio di Ferrara e l'occupazione di Comacchio, che rimasero austriache fino al 1725.

Dall'Unità d'Italia ad oggi

Riforma Agraria

Dopo l'annessione del Veneto all'Italia (1866) il Polesine attraversò un periodo di instabilità sociale ed economica. Dopo la Prima Guerra Mondiale l'alluvione del 1951 piegò ulteriormente le genti
del posto: si diffusero malaria e pellagra. Gli anni '60, segnati da un'altra alluvione (1966), videro, con la Riforma Agraria e la bonifica del territorio, l'avvio di una ripresa generale che interessò l'agricoltura, l'orticoltura, la pesca, la piscicoltura, le attività commerciali e il turismo portando tutta l'area a godere di una certa diffusa ricchezza.  

 


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