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La
Bordeghina
Bed & Breakfast in
fattoria
non solo un letto e una prima colazione...
Via Marconi 1477 - 45010 Pontecchio Polesine - ROVIGO (Italy) - tel/fax 0039 0425 31263
Cosa
vedere nei dintorni: Delta del Po
Vivere il Delta
Il Delta del Po è una terra stupenda ancora in
buona parte sconosciuta, da percorrere lentamente, scoprendo la dolcezza del
paesaggio, l'accoglienza calda e ruvida dei casoni, l'emozione dei ponti di
barche, il mistero dei folti canneti, i vasti orizzonti, le attività nelle
valli, nelle lagune e negli orti, fino al fascino della foce e degli estremi
scanni, lembi di sabbia finissima in continuità con il mare. Punti di informazione turistica li troviamo:
Giungendo da ovest Adria Pro Loco: tel.
0426.21675
Giungendo da nord Volto di Rosolina CARD:
tel. 0426.337824
Rosolina Mare APT: tel. 0426.68012
Giungendo da sud Rivà di Ariano CARD:
tel. 0426.79256 (da giugno a settembre)
San Basilio [3] Museo: tel.0426.71200 (inverno: sabato e domenica; estate: da
giovedì a domenica)
Ca' Vendramin APT: tel. 0426.81896 (da aprile a ottobre)
Verso la foce Porto Tolle Pro Loco: tel.
042681150
Ambiente
Alcune splendide aree protette sono visitabili a
piedi potendo osservare la naturale successione degli ambienti del Delta.
A Caleri c'è
un Giardino Botanico Litoraneo in cui si osserva l'evoluzione dell'ambiente tra
mare, dune e laguna.
A Ca' Pisanisi vede
l'evoluzione dell'ambiente tra laguna e fiume.
A Ca' Zen c'è una
garzaia in una piccola golena.
A Panarella oasi
fluviale di 25 ettari con sentieri didattici gestita dal WWF.
Il Po di Goro è
il ramo più antico fra quelli attivi e, percorrendolo, si può apprezzare un
fiume quasi al "naturale", senza cioè che vi sia intervenuto l'uomo a
forzarne il corso.
Cordoni di dune fossili
esplorabili a piedi, già antiche vie utilizzate dai romani e nel medioevo, si
estendono paralleli alla statale Romea. Ne sono stati individuati otto risalenti
a diverse epoche, dalla Preistoria al Rinascimento. Troviamo dune alle spalle di
Porto Viro, Rosolina e Ariano nel Polesine.
Scano Boa raggiungibile
solo in barca, è un luogo "simbolo" del Delta del Po. E' possibile
vedere le vecchie case dei pescatori interamente costruite in canna palustre.
L'Isola di Batteria raggiungibile solo in barca, è una riserva naturale della Regione situata sulla foce del ramo principale del Po ed è caratterizzata
dalla presenza di case
abbandonate dagli agricoltori. E' un'interessante testimonianza degli effetti
della subsidenza.
Curiosità
In
barca
Per vivere il Delta in modo più intimo ed
emozionale è necessario percorrerlo per vie d'acqua. In canoa, in "batana"
a fondo piatto, con una barca a motore, o in battello.
E'
possibile effettuare gite turistiche su battelli di varie
dimensioni.
Spiagge

Il litorale che va dalla foce dell'Adige a quello del Po
di Levante è sabbioso e quasi interamente occupato da
stabilimenti balneari.
Rosolina Mare
e Albarella
Immerse nel verde dei pini marittimi possiedono strutture attrezzatissime e confortevoli.
Boccasette
e Barricata Spiagge naturali con sabbia finissima e chiara,
raggiungibili tramite ponti di barche.
Sport
Big Game Fishing
Non
è usuale poter pescare tonni giganti o enormi pesci siluro. Sul
Delta è possibile. Per la pesca del Tonno Gigante, il periodo
più propizio è dalla fine di agosto a metà ottobre, dopo il
periodo della riproduzione. Migliaia di tonni, molti dei quali
arrivano a pesare fino a 300 chili, raggiungono l'alto Adriatico
di fronte al Delta del Po. Porto di Albarella,
Porto Levante,
Porto Barricata [7]
i club
e i punti di imbarco più organizzati.
Il
pesce siluro (anch'esso può arrivare a oltre 200 chili) si può
invece pescare tutto l'anno. Si pesca nel Po e i punti d'imbarco
sono le darsene di Po di Venezia [3],
Papozze,
Santa Maria in Punta.
Golf
Isola
di Albarella

Associazione
Sportiva Centro Ippico Albarella
Meridiana
2000 s.r.l.
Maneggio
di Alessandrina Mantovan
Club
Amici del Cavallo
West Hors Club
Evoluzione
Geologica
Dal
Pliocene, 5-2 milioni di anni fa, quando il mare lambiva i rilievi
alpini ed appenninici, al Wurm, 75.000 – 10.000 anni fa, ultimo
periodo glaciale, si venne formando la pianura Padana.
La linea di costa sull’Adriatico si stabilizzò solo 5-6000 anni fa ed
è da quel periodo che possiamo seguire con buona approssimazione il
processo evolutivo della foce del Po.
Il Po si
biforcava nei pressi di Guastalla, nella bassa pianura reggiana, dando
vita a due rami: il Po di Adria a nord e il Po di Spina a sud.
Una
grande alluvione all'altezza di Sermide causò la decadenza del Po di
Adria: il nuovo corso passava per Calto e Stellata e si ricongiungeva al
Po di Spina.
La grande
attività del Po di Spina portò alla creazione, oltre Ferrara, di due
rami: l'Olana (poi Volano) e il Padoa (da cui deriva il nome Po), noto
nell'antichità anche come Eridano. L'Olana, che possedeva una diramazione detta "Gaurus" (da cui
deriva il nome Goro), sfociava nei pressi di Mesola.
L'apparato
deltizio si sviluppava a sud di Comacchio mentre Adria si trovava in un
golfo.
Estinzione
del Po di Spina. Si ampliarono le paludi intorno a Comacchio e si
rafforzarono il Po di Volano a nord ed il Po di Primaro a sud. Sul punto
in cui si biforcavano sorse la città di Ferrara.
Attorno
al Po di Volano le bonifiche realizzate dai Benedettini di Pomposa e
l'abbassamento dei suoli causato dalla subsidenza, cui seguì una
copiosa penetrazione di acque salmastre nelle paludi padane, mutarono
ancora l'aspetto del territorio. Nell'Alto Medioevo il Po passava a Sud
di Ferrara e Mesola era un'isola sul mare.
Una piena
storica causò la rotta di Ficarolo.
Il corso del fiume si raddrizzò dirigendosi più a nord.
Nei secoli successivi il Delta andò via via estendendosi in quella
direzione.
I rami verso Nord-Est si ingrossarono riducendo l'afflusso delle acque
verso il Po di Primaro e di Volano.
Nonostante l'intervento degli Estensi che deviarono il Reno nel letto
del vecchio Po, fu inevitabile il progressivo interramento del Po di
Ferrara.
Muore
Alfonso II, ultimo duca degli Estensi e i territori del Ducato di
Ferrara passano allo Stato Pontificio. Nel frattempo il Delta avanzava
verso nord con rami di Tramontana, di Levante e di Scirocco.
Il Po di Tramontana, in particolare, cominciò con i suoi sedimenti ad
alzare i fondali della laguna verso Chioggia.
Per
timore che l'espansione a Nord-Est del Delta andasse ad interrare la
laguna di Venezia, agli inizi del 1600 il Po fu deviato a sud verso la
Sacca di Goro con un canale artificiale che è il suo letto attuale.
Questo intervento detto "Taglio di Porto Viro", determinò
l'inizio della formazione del Delta moderno.
Il vecchio letto divenne un canale navigabile, il Canal Bianco-Po di
Levante. Se prima del 1600 il Delta si espandeva di circa 53 ettari
l'anno, dal 1604 al 1840 si passò a 135 ettari l'anno.
L'espansione
verso est del Po e delle sue diramazioni causò il riempimento della
Sacca di Goro dando origine al Comune di Porto Tolle, allungando l'isola
di Ariano e formando la Sacca di Scardovari.
Cominciarono
le grandi opere di bonifica.
Queste ebbero come naturale conseguenza la costipazione del suolo,
costringendo ad un proporzionale innalzamento degli argini.
La
scoperta di riserve di metano (acque metanifere) e le successive
estrazioni, comportarono un abbassamento del suolo fino ad oltre 3,5
metri sotto il livello del mare. L'acqua, che veniva estratta dai primi
250/300 m di sedimenti non consolidati, raggiungendo la superficie,
liberava Gas Metano a bassa pressione.
L'estrazione di quest'acqua, insieme all'estrazione di acqua dolce per
usi domestici ed industriali negli anni della ricostruzione contribuì
ad amplificare la subsidenza del Delta e molti terreni già bonificati
tornarono ad allagarsi.
Il Po a
valle di Ferrara, imbrigliato negli anni in arginature sempre più alte,
aveva accelerato il suo corso rendendo le piene sempre più intense.
Il massimo storico venne toccato il 14 novembre 1951: gli argini
cedettero ad Occhiobello, allagando tutto il Polesine.
Attualmente
il Delta del Po
è completamente al di sotto del livello del mare, fatta eccezione per
argini, scanni e dune fossili.
La gestione delle acque è sotto il controllo del Consorzio di Bonifica
Delta Po-Adige che gestisce un importante sistema idraulico di drenaggio
con idrovore di 6000-7000 kw di potenza
in grado di sollevare un miliardo di metri cubi d'acqua l'anno
immettendola nei canali di scolo.
Delta attivo e
Delta fossile
Il Delta viene generalmente suddiviso in due parti che
corrispondono alla sua parte più giovane detta Delta Attivo e a
quella più antica detta Delta Fossile.
Il Delta Attivo è il risultato dello scorrere del fiume
a partire dal 1604, da quando cioè i veneziani praticarono il
Taglio di Porto Viro, l'opera idraulica di deviazione del corso
del Po verso sud. L'opera fu realizzata dove ora sorge Taglio di
Po, paese che porta nel nome il ricordo di quell'intervento.
Il Delta Attivo è dunque il territorio più recente del Po,
quello che interessa il Parco Regionale Veneto e si compone di
cinque rami principali e altri rami minori.
Dal Po Grande o di Venezia si dirama a nord il Po di
Maistra (il Po di Levante, essendo regolamentato
dalla chiusa di Volta Grimana, non può più dirsi veramente
ramo attivo); a sud si diramano il Po Piccolo o di
Goro, il Po della Donzella o Gnocca e il Po delle
Tolle. Nella parte terminale il Po di Venezia viene chiamato Po di Pila che a sua volta si divide in
Busa di
Tramontana a nord e in Busa di Scirocco a sud; nella
cuspide verso il mare il Po si chiama Busa Dritta e
sfocia a Punta Maistra, dove c'è il Faro di Pila.
Il Delta Fossile inizia a sud del Po di Volano, dove si
trovava il delta del Po in epoca medievale. Quest'area non è più
attraversata
da rami attivi del fiume e conserva alcune aree umide quali le
valli Bertuzzi e di Comacchio, che sono quanto resta oggi degli
immensi acquitrini che coprivano l'intero territorio fino al
secolo scorso.
Campagna
Dune fossili
Argini
Golene
Valli da pesca
Lagune e
sacche
La laguna è un bacino di acqua salmastra, in alcuni punti
profondi solo pochi centimetri, delimitato verso il mare da
cordoni di dune sabbiose o scanni e, dalla parte del fiume, da
barene, banchi di limo o sabbia sommersi periodicamente dalle
maree, e da bonelli, isolotti fangosi di origine sedimentaria.
Nei punti dove il mare riesce a penetrare con le sue onde si
formano le sacche, uniformi distese d'acqua salata a fondale
basso delimitate da bracci di fiume. Sia nelle lagune, che nelle
sacche si allevano cozze e vongole,
si pratica la pesca in genere e si cattura il
"novellame", il piccolo pesce che viene allevato in
valle. Le lagune del Delta del Po sono 7: Caleri, Vallona,
Barbamarco, Batteria, Burcio, Basson e Bonelli Levante; le
sacche 2: Sacca Canarin e Sacca degli Scardovari.
Scanni
Formazioni
boschive Oggi sopravvivono solo pochi lembi di bosco autoctono.
Nelle zone asciutte, sulle dune fossili più recenti, domina il
leccio (Quercus ilex), la specie arborea più diffusa.
Nelle depressioni interdunali, dove soprattutto in inverno
l'acqua ristagna a lungo, crescono invece frassino ossifilo (Fraxinus
oxycarpa), pioppo bianco (Populus alba) e olmo comune
(Ulmus minor).
Nel settore occidentale, sulle dune più antiche e livellate dal
tempo, trova spazio la tipica formazione boschiva di pianura:
farnia (Quercus robur) e carpino comune (Carpinus
betulus).
Attorno, sulle creste dunali (i cosiddetti "staggi"),
si sviluppa un rigoglioso bosco di pioppo bianco, salice bianco
(Salix alba)
e frassino ossifilo, specie arboree legate agli ambienti umidi
e ripariali.
Pinete
Le pinete che caratterizzano buona parte del paesaggio del
litorale (Rosolina, Porto Viro, ecc.) sono state tutte
impiantate
artificialmente in tempi più o meno remoti. Le pinete sono
formate soprattutto da pino domestico (Pinus pinea) e da
pino marittimo (Pinus pinaster). Accanto al pino
domestico crescono le piante del bosco spontaneo (leccio,
farnia, pioppo bianco, frassini), sotto
le quali prosperano moltissime specie di arbusti e di orchidee
Zone umide
d'acqua dolce
Zone umide
d'acqua salmastra
Dune, spiagge
e scanni
Fauna
L'ambiente del Delta limita la vita degli animali terricoli,
eccetto che nei boschi e sulle dune costiere.
E' invece un vero paradiso per gli uccelli, sia stanziali che
migratori, e per pesci e molluschi.
Per parlare della fauna del Delta del Po seguiamo un percorso
che dalla campagna procede verso le zone più prossime al mare,
differenziando gli ambienti che si incontrano e andandovi
a descrivere gli animali che maggiormente li frequentano.
Uccelli
Si
può osservare il lento volo dell'airone cinerino (Ardea
cinerea).
Esiste un buon numero di svassi (Podiceps cristatus) e cormorani
(Phalacrocoras carbo). Tra gli
ardeidi vi sono la garzetta (Egretta garzetta), la nitticora (Nycticorax
nycticorax), la sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides)
e il tarabuso (Ixobrychus minutus).
Sono
in assoluto gli ambienti più ricchi di specie per l'ampia
varietà di situazioni che presentano. Tra i canneti nidificano
specie come l'airone rosso
e il falco di palude (Circus aeroginosus), e vi si rifugiano e nutrono alcuni
passeriformi come il basettino (Panurus biarmicus), il
cannareccione (Acrocephalus arundinaceus),
il migliarino di palude (Emberiza schoeniclus), e l'usignolo
di fiume (Cettia cettii).
In alcune zone, il mignattino
e il rarissimo mignattino piombato costruiscono il loro nido di
steli sulle ninfee.
Nidificano
il fraticello (Sterna albifrons), la sterna comune (Sterna
hirundo), la sterna zampenere (Gelochelidon nilotica),
il beccapesci (Sterna sandvicensis), il gabbiano reale (Larus
argentatus), il gabbiano comune (Larus ridibundus), la
pettegola,
il cavaliere d'Italia e l'avocetta. Sono da segnalare inoltre
l'airone rosso (Ardea purpurea), la spatola (Platalea leucoridia), l'ibis mignattaio
(Plegadis falcinellus)
e la volpoca (Tadorna tadorna).
Per gli uccelli migratori il delta è zona di svernamento e di
rifugio, come per il quattrocchi (Buccephala clangula).
Durante le migrazioni e in inverno questi ampi specchi d'acqua
si popolano di migliaia di folaghe (Fulica atra) e di varie
specie
di anatre: anatre tuffatrici, come moretta (Aythya fuligula)
e moriglione (Aythya ferina); anatre di superficie, come germano
reale (Anas platyrhynchos), codone (Anas acuta), marzaiola,
mestolone (Anas clypeata) e fischione (Anas penelope).
I
fondali più bassi ospitano limicoli come l'avocetta (Recurvirostra
avosetta), il cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus) e, d'inverno, il beccaccino
(Gallinago gallinago) e la pittima reale
(Limosa limosa).
Nidifica
ancora la beccaccia di mare (Haematopus ostralegus), ormai
scomparsa dal resto d'Italia.
Molluschi
Lagune salmastre
ed Adriatico
Vivono
diverse specie di mitili
: la cozza (Mytilus galloprovincialis), le ostriche (Ostrea
edulis e Crassostrea angulata), i cannolicchi (Ensis ensis) e la
vongola verace (Tapes decussatus).
Pesci
Le
specie più caratteristiche sono luccio, carpa, tinca, persico
sole e pesce gatto. Sui fondali fangosi vivono triglie, sogliole,
passere
e rombi. Sono quasi scomparsi gli storioni ed il gambero d'acqua
dolce, mentre si è diffuso molto rapidamente il pesce siluro.
Si
allevano soprattutto branzini, orate, cefali ed anguille.
Ghiozzo
e latterino sono due specie di pesci che trascorrono tutta
la loro vita nelle acque salmastre delle lagune. L'anguilla
passa gran parte della vita nelle acque interne e va a
riprodursi in mare. Anche diverse specie marine (cefali, spigole
e orate) spesso penetrano nelle zone umide costiere dove
crescono
più rapidamente degli individui rimasti in mare.
Anfibi e
rettili
E'
comune la rana agile, mentre assai rara è la più specializzata
rana di Lataste. Ad essi si è di recente affiancata la rana
toro,
grossa specie di origine americana.
Nel Giardino Botanico di Caleri sono visibili le testuggini
terrestri.
La vipera comune sopravvive negli ultimi lembi di foreste e
pinete costiere.
di serpenti timidi e non mordaci che, se avvicinati, si
difendono emettendo sibili e evacuando un liquido di odore
repellente.
Ospitano
la rana verde,
il rospo comune e il piccolo rospo smeraldino, in grado di
riprodursi anche in acque salmastre.
Molto diffusa è anche la raganella.
Oltre a
ricci, talpe e toporagni, troviamo il toporagno acquaiolo, il topolino
delle risaie, l'arvicola d'acqua e la nutria.
La Storia
I
più antichi insediamenti umani scoperti nella provincia di
Rovigo risalgono all'età del Bronzo (XVIII-X sec. a.C.) e sono
da collegare alla civiltà Polada. Elemento caratteristico di
questa cultura è l'uso
di erigere capanne su piattaforme lignee elevate o direttamente
poggianti sul terreno, definite palafitte o bonifiche.
L'unico esempio di palafitta in provincia di Rovigo è quello di
Canàr nei pressi di San Pietro Polesine.
A
partire dal VI sec. a.C. sembra verificarsi un ripopolamento
del territorio polesano che ebbe come protagonisti la
popolazione indigena dei paleoveneti e genti greche ed etrusche.
Adria era
un importante porto fluviale che collegava il Nord Europa alle
popolazioni dell'Egeo.
Sembrerebbero dunque i Greci, come si è detto, i primi a venire
a contatto con gli indigeni paleoveneti. Il contatto con gli
Etruschi dovette essere quasi contemporaneo. Plinio ci informa
che gli Etruschi intervennero massicciamente sul sistema
idrografico polesano scavando delle "fosse" per
permettere il deflusso delle acque stagnanti dalle zone più
basse. Nella metà del V sec. a.C.
su Adria prende il sopravvento l'etrusca Spina, che diverrà
polo
di attrazione del commercio greco in Adriatico. La presenza
gallica nel IV sec. a.C. provocò un arresto delle opere di
bonifica
ed un rallentamento dei traffici commerciali.
L'occupazione
Romana del Polesine non avvenne in modo conflittuale, fu
piuttosto un lento assorbimento.
I Romani fondarono colonie in territorio veneto (la prima fu
Aquileia nel 181 a.C.), lasciando ampi margini di autonomia alle
comunità locali. Uno strumento essenziale per la penetrazione
romana
fu la costruzione di un complesso sistema stradale che permise
il diretto controllo militare e la diffusione capillare della
cultura
dei nuovi dominatori. L'apice della vitalità economica e
culturale
si ebbe durante il I sec. D.C..
Nel III sec. il territorio risentì della generale crisi
politica dell'impero che comportò l'abbandono di parecchi
centri. L'occupazione che seguì nel IV e V secolo non ebbe i
caratteri e la floridezza dei secoli precedenti. Di lì a poco
la caduta dell'impero e la conseguente mancanza di un potere
politico e amministrativo che imponesse
ed organizzasse la tutela e la salvaguardia degli argini dei
fiumi maggiori e dei canali di drenaggio portò al collasso di
quel sistema economico. Ne conseguirono l'alluvionamento e
l'impaludamento delle zone vallive e l'accrescersi di selve e
boschi.
I
bizantini ripresero, dopo i Romani, l'opera di mantenimento dei
canali e delle opere idrauliche, ma con la discesa dei
Longobardi, nel VI secolo, iniziò un nuovo periodo di degrado e
il Delta tornò
ad avere un assetto naturale.
Poco rimane delle fortificazioni di epoca medievale quando i
primi Estensi, i Veneziani, gli Scaligeri ed i Ferraresi si
contendevano
il territorio del Delta.
Tra il IX ed il X secolo, le paludi del Delta furono, per motivi
commerciali, teatro di scontri tra le città di Comacchio e di
Venezia.
La Serenissima vinse nell'883 e nel 932 con la deportazione
dei superstiti e l'incendio di Comacchio. Nei due secoli
successivi furono i monaci benedettini di Pomposa a dettare
legge nel Delta dopo essersi affrancati dall'Esarcato di
Ravenna.
Dopo la rotta di Ficarolo nel 1152 la Signoria degli Estensi
riuscì
ad espandersi fino al Delta, scontrandosi con la Serenissima
nella guerra del sale (1482-1484). Dopo la decadenza estense i
territori passarono allo Stato Pontificio. I nobili veneziani
impegnarono grandi capitali nella messa a coltura dei suoli e
con il taglio del Po nel 1604 deviarono il corso del fiume verso
sud per timore che nel tempo potesse interrare la laguna
veneziana. Il così detto Taglio di Porto Viro ridisegnò
l'assetto del Delta portandolo ad essere quello che è oggi.
I Secoli XVI e XVII videro la nascita di palazzi, ville e corti
rurali che videro il loro massimo splendore nel Settecento. Nel
1708 ci furono l'invasione austriaca del Delta, l'assedio di
Ferrara e l'occupazione di Comacchio, che rimasero austriache
fino al 1725.
Riforma
Agraria
Dopo
l'annessione del Veneto all'Italia (1866) il Polesine attraversò
un periodo di instabilità sociale ed economica. Dopo la Prima
Guerra Mondiale l'alluvione del 1951 piegò ulteriormente le
genti
del posto: si diffusero malaria e pellagra.
Gli anni '60, segnati da un'altra alluvione (1966), videro, con
la Riforma
Agraria e la bonifica del territorio, l'avvio di una ripresa
generale che interessò l'agricoltura, l'orticoltura, la pesca,
la piscicoltura, le attività commerciali e il turismo portando
tutta l'area a godere di una certa diffusa ricchezza.