La Bordeghina   Bed & Breakfast in fattoria

non solo un letto e una prima colazione...

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Cosa vedere nei dintorni: Fratta Polesine (Rovigo)

Cenni Storici

Chiunque abbia un po' di cultura congiunta ad una gentile sensibilità per le patrie memorie, appena giunto in paese e lievemente si ambienta, si sente subito prendere da un fascino speciale che esala dalle vestigia ancora palpitanti del passato......"

 La grossa, bella ed illustre Fratta, nome che sa di romana origine" (Bocchi), sorge sulle rive dell'antichissimo Scortico, canale le cui origini si perdono nel buio dei secoli. li storici vogliono che Fratta sia stata edificata prima della nascita di Cristo, ipotesi avvalorata ora dalle scoperte archeologiche fatte in località Frattesina, i cui insediamenti risalgono all'era protovillanoviana.

Tuttavia le prime notizie che cominciano ad avere consistenza storica risalgono al 1054, epoca in cui il Vescovo di Adria, Benedetto 1, otteneva il Feudo comprendente: Vespara, Presciane, Castelguglielmo, San Bellino e Fratta (allora denominata Villa Comedati). Nel 1104 i Vescovi vi costruirono un Castello attorno al quale si svolsero lotte terribili per il suo possesso tra i Vescovi, i Veronesi, gli Estensi e fu più volte distrutto e riedificato, finché passò nelle mani dei "Pepoli"; gli ultimi avanzi del Castello scomparvero definitivamente al principio del secolo scorso. (1818).

Nel 1395 Fratta passò sotto la Repubblica Veneta e ne seguì le sorti fino all'infamante pace di Campoformio nel 1797. La Repubblica veneta ebbe sempre una particolare cura per questa zona e molti nobili veneziani vi costruirono bellissime e magnifiche Ville patrizie tuttora vanto di Fratta. Basti ricordare villa Badoer, di Andrea Palladio, costruita tra il 1568-l570; Villa Molin, ora Avezzù, sec. XVI; Casa Bellettato del sec. XVIII, dalle delicate linnee settecentesche; Municipio già Casa Campanari, sec. XVIII; Casa Villa ora Cornoldi, del sec. XVII; Villa dei Conti Oroboni, sec. XVIII; Casa Dolfin, ora della Divina Provvidenza, sec. XVIII; Casa Matteotti, sec. XVIII; Casa Monti; Villa Labia con il suo superbo parco, costruzione ottocentesca; Chiesa Parrocchiale dedicata ai SS.AA. Pietro e Paolo: fu eretta su disegno di Zuane Bellettato nel 1552 e ricostruita nel 1682. L'interno, armonicamente settecentesco, è adorno di affreschi tiepoleschi di Francesco Zugno. Di scuola tiepolesca sono pure le stazioni della Via Crucis. La bussola della porta maggiore è di Andrea Brustolon. Le statue di S. Benedetto e di S. Scolastica sono di Giovanni M. Morlaiter. II baldacchino volante è prezioso lavoro di intaglio di Sante Baseggio. Del 1400 è l'armoniosa Chiesetta di S. Francesco, unico esempio di stile romanico in Polesine.

Con il Congresso di Vienna, Fratta passò sotto la dominazione austriaca e vi rimase fino al 1866, anno della terza guerra di Indipendenza. Fu in questo periodo che Fratta partecipò con vero entusiasmo e vera dedizione alle cause del Risorgimento. La vicenda dei Carbonari della Fratta è una delle più gloriose e dolorose pagine degli albori del Risorgimento. Essa, si può dire, iniziò il giorno 11.11.1818, quando donna Cecilia Monti di Fratta offrì ai Carbonari, in casa sua (Villa Molin-Avezzù), il famoso pranzo che diede origine a tante sciagure. Pochi giorni dopo quel fatale convegno furono tutti arrestati. Questo è il primo germe della lunga serie di processi che aprirono a tanti italiani le dolorose porte dello Spielberg: Conte Antonio Oroboni - Cecilia Monti - Angelo Gambato - Antonio Francesco Villa - Don Marco Fortini - Giovanni Monti - Antonio e Carlo Poli - Giacomo e Sebastiano Monti - Domenico Davi - Antonio Davi: questi i nomi dei Carbonari. Cresciuto alla dottrina e all'esempio di questi prodi un altro grande frattese si immolava vittima dell'amore alla libertà e alla giustizia sociale: Giacomo Matteotti, barbaramente ucciso dai Fascisti il 10.6.1924.

Questa in breve la storia di Fratta Polesine, sacrario di memorie storiche ignote ai più, ma vive e palpitanti.  


Villa Badoer

  Opera di Andrea Palladio, fu eretta per la famiglia Badoer tra il 1568 e il 1570; sorge su un verde prato chiuso ai lati da rustici. AI centro è l'edificio residenziale dalla semplice volumetria con monumentale pronao a frontone preceduto da una larga, articolata scalinata; ai lati si protendono a semicerchio le barchesse su colonnine (la "barchessa" nella villa veneta è un'ala laterale adibita ad abitazione o a servizi). Sono queste che, con la loro ampia curva intesa a racchiudere lo spazio, caratterizzano l'edificio e ne fanno una delle realizzazioni palladiane più alte.

La villa venne decorata, e lo ricorda il Palladio stesso in uno dei suoi libri, dal Giallo Fiorentino che vi dipinse, nel pronao e negli interni, fantasiose grottesche recuperate durante i lavori di restauro compiuti dall'Ente Ville Venete.

D'estate è sede di importanti rappresentazioni teatrali, liriche e di balletto.

   

 

 

 


Villa Molin ora Avezzù

 

La presenza - a un tiro di schioppo - della stupenda palladiana Badoera ha certamente ispirato l'ignoto architetto che, riguardando sempre al Palladio, ma soprattutto a quello di una realizzazione più lontana, la Malcontenta, ha tracciato questo piacevole, dignitosissimo edificio che arricchisce Fratta, uno degli angoli più suggestivi del Polesine. In esso la Badoera è la incontrastata protagonista che tuttavia riesce a realizzarsi compiutamente anche attraverso le altre presenze che la contornano: l'armonica piazza di fronte, villa Molin da un lato.

Non comprimaria quest'ultima, dunque, ma piuttosto componente attiva e determinante di un insieme che nella sua sintesi raccolta trova pochi confronti nel Veneto. II nesso, tra le due ville vicine, pare ritrovare una spiegazione anche nelle affinità di certe decorazioni interne che concordemente la critica attribuisce alla medesima mano.

 

 

Apertura: tutti i sabato dalle 15:30 alle 16:30  


Villa Oroboni ora Duò

 

Questa Villa sembrerebbe stilisticamente risalire al primo settecento (o all'ultimo seicento) e presenta uno sviluppo asimmetrico per il mancato completamento della sua parte ad occidente. Possiede due facciate pressochè identiche, con un'unica differenza e cioè che quella a mezzogiorno è ravvivata anche da un balcone, cui sul lato settentrionale corrisponde una semplice finestra. Una cornice a dentelli orna i timpani superiori e scorre lungo il sottotetto, al di sopra delle finestre ovali dei granai. Si accede al piano superiore con una scala a forbice che si divide dopo la prima rampa. All'altezza delle finestre del primo piano sono ancora visibili due stemmi comitali in cui è possibile scorgere la traccia di una cicogna e di un angelo (matrimonio Oroboni-Angeli).

 

La villa è nota per la tragica vicenda del conte Antonio Fortunato Oroboni, patriota carbonaro, arrestato il 12 dicembre 1818 e morto allo Spielberg.  

 


Casa Matteotti

 

Questo edificio, di origine probabilmente settecentesca, sembra aver subito alterazioni e aggiunte soprattutto durante un rimaneggiamento ottocentesco: originariamente doveva svilupparsi secondo l'ordine simmetrico delle finestre ovali nel sottotetto, e quindi la parte di destra, che altera la composizione, va considerata posteriore.

 

Casa natale di Giacomo Matteotti, il martire socialista barbaramente ucciso dai fascisti il 10 Giugno 1924: vi è gelosamente conservato il suo studio. La salma di Giacomo Matteotti è sepolta in un austero mausoleo nel Cimitero di Fratta.  

Per visite: prenotazione presso Turismo e Cultura tel. 0425.21530


La "Provvidenza" Opera assistenziale Guanelliana  

 

La "Provvidenza,, o Casa Sacra Famiglia, come la chiamò il Beato Luigi Guanella nel lontano 1900 quando personalmente venne a Fratta per comprare Villa e fondo di 73000 mq, già dei conti Dolfin, è la più grande opera assistenziale del Polesine. Ospita anziane e persone portatrici di gravi handicaps, in genere mentali. La Direzione e il funzionamento della Casa è affidata alle Suore Guanelliane.

Un centro medico-psico-pedagogico, laboratori, scuole di avviamento al lavoro affiancano l'opera delle Suore nell'assistenza e nel recupero sociale delle meno gravi. La casa ospita più di 200 persone, assistite da una trentina di suore coadiuvate anche da personale civile nonché da un'equipe medico-psico-pedagogica.

 


Chiesa Arcipretale

La chiesa parrocchiale è dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo. Eretta (forse nell'area di una chiesa già esistente nel 1123). su disegni di Zuane Bellettato. nel 1552. Fu terminata nel 1682, come risulta da una lapide nella sua facciata.  

L'interno, armonicamente settecentesco, è adorno di affreschi tiepoleschi di Francesco Zugno, di ricchi lavori di intaglio e di importanti sculture veneziane del settecento.

Possiede inoltre un prezioso baldacchino e ricchi paramenti. Tra le opere più interessanti vi sono: gli affreschi del soffitto di Francesco Zugno; le stazioni della via Crucis probabilmente dello stesso Zugno; la bussola della porta maggiore con angeli, fregi, emblemi e simboli, attribuita ad Andrea Brustolon; le statue marmoree di S. Domenico e S. Teresa (1783) di Giovanni Marchiori; S. Benedetto e S. Scolastica di Giovanni M. Morlaiter; i due grandi cherubini che adornano l'altar Maggiore sono di P. Baratta e Marino Groppelli; tutte le statue delle pareti attorno alla chiesa (1743) (esclusa quella di S. Giovanni Bosco) sono di Tomaso Bonazza; il baldacchino volante (1783) è lavoro d'intaglio di Sante Baseggio; il pulpito con la bella scena di Gesù fra i Dottori (1859) - la Cantoria dell'organo, con colonne, capitelli, putti, emblemi - il parapetto dell'altare dei SS. Quaranta Martiri, sono preziose opere di intaglio dorato di Luigi Voltolini da Lendinara.

Vi sono inoltre alcune tele, di buoni autori, tra le quali: La Nascita di Gesù e L'adorazione dei Magi di Mattia Bortoloni.  


Appuntamenti importanti

 

Antichissima Fiera dei SS. Quaranta: 7-15 marzo

Commemorazione uccisione di G. Matteotti: 10 giugno

Giugno Frattense: 17 giugno - 4-5 luglio

Stagione Teatrale Estiva: 15 luglio - 15 agosto

Rassegna prodotti locali - "FRATTA e le sue ricchezze": 3° domenica settembre    

Presepio vivente: 26 dicembre (I° domenica successiva) ore 14:30

 


  Numeri telefonici da ricordare  

Carabinieri: 0425.668029

Cassa di Risparmio: 0425.668016

Parrocchia: 0425.668018

Ristorante Palladio: 0425.668026

Centralino TELECOM: 0425.668078

Comune di Fratta 0425.668030

Turismo e Cultura 0425.21530

 

 


Prodotti tipici dell'artigianato locale

 

Scarpe da uomo, da donna e da bambino.

Abbigliamento: camicie, pantaloni, vestiti.

Mobili in stile e moderni.

Ceramiche artistiche.

Salumi, prosciutti.

Frutta, ortaggi, vino.

Prodotti in pelle.

Manufatti per illuminazioni pubbliche.


Museo Civico

 

Il museo, ospitato nell'oratorio di San Liberato, è nato nel 1988, su iniziativa dell'associazione "Il Manegium" di Fratta Polesine, dell'Amministrazione comunale e della Soprintendenza Archeologica per il Veneto. Nel 1991 l'Amministrazione Provinciale di Rovigo, in accordo con gli enti suddetti, ha incaricato lo scrivente del riordino della collezione e del nuovo allestimento museale, cui hanno collaborato il Centro Polesano di Studi Storici, Archeologici ed Etnografici di Rovigo, per la gestione dei finanziamenti, Adige Zenzini e Pietro Prandini, della sezione C.P.S.S.A.E. di Castelnovo Bariano, per la realizzazione dei pannelli illustrativi, e Adriano Azzi.

Sono qui esposti materiali provenienti da raccolte di superficie, operate negli abitati protostorici di Frattesina e Villamarzana, e dagli scavi della necropoli di Narde.

Le importanti scoperte avvenute nel territorio di Fratta (1967 abitato di Frattesina; 1977 necropoli di Fondo Zanotto; 1985 necropoli di Narde) hanno portato alla formazione di diverse collezioni, attualmente esposte, oltre che in questo, anche nel Museo Civico di Rovigo e nel Museo Archeologico di Adria. Nell'esposizione dei risultati delle ricerche si tiene ovviamente conto anche dei reperti esposti negli altri musei polesani, cui si rimanda con le sigle "MusRo" e "MusAd".

 

Da vedere a Fratta Polesine

Parco Labia (già del conte Labia proprietario dell’omonimo palazzo a Venezia sede attuale della RAI.

Villa Badoer, forse la più bella villa palladiana, che sarà adibita a Museo Archeologico Nazionale

La Villa Badoer, detta" la Badoera", è indubbiamente, tra le tante, la più prestigiosa. Fu eretta intorno al 1560 a Fratta Polesine sul luogo di un antico castello dei Salinguerra da Este. E' opera indiscussa di Andrea Palladio della cui arte rappresenta uno degli esempi migliori per armonia di proporzioni, per purezza di forme e per l'alta poesia che promana dall'insieme. La Villa è preceduta da una maestosa gradinata a ripiani per la quale si accede ad un pronao esastilo jonico di modulo elegante che si apre al centro della semplice, luminosa facciata, rispetto alla quale risulta di poco aggettante. Ai lati si sviluppano due porticati disposti ad esedra quasi a significare un simbolico amplesso di benvenuto. Gli interni sono decorati con affreschi a grottesca del Giallo Fiorentino (fine sec. XVI).


Villa Badoer

Villa Molin-Avezzù, attigua a villa Badoer

Casa di Giacomo Matteotti (Fratta è stata la sua terra natia)

Molte ville carbonare (Monti, Oroboni, Villa, Cornoldi/Fanan, quest’ultima sede della più grande libreria privata di testi musicali, Grindaro, Boniotti, ora sede del Gruppo culturale e di ricerca “Manegium”, ecc.)

Parrocchia SS Pietro e Paolo, del XVI secolo, una delle più belle chiese del Polesine, adorna di affreschi tiepoleschi di Francesco Zugno, con
un grande organo Callido del 1720, in attesa di fondi (sic!) per il restauro.

 


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